10 feb 2011

Domenica 20 febbraio a CortoCircuito flegreo Presentazione del libro :"IL CAPITALE DELLE RELAZIONI"

Cinquanta storie che raccontano come nasce un Gas, una “filiera corta” o un Distretto di economia solidale

In Italia sono ormai un migliaio i “gruppi d'acquisto solidali”: persone che fanno la spesa insieme, scegliendo prodotti “etici” e creando relazioni di fiducia con chi li produce. Ma i Gas sono solo la “rete” più nota: questo libro è una straordinaria raccolta di esperienze di “reti di economia solidale”, un movimento che si batte per trasformare l'attuale sistema e per una nuova economia, che abbia per base il “capitale delle relazioni”. Come avviare allora un Gas nel proprio condominio o ufficio, come progettare una “filiera corta” insieme al contadino del campo accanto, “saltando” gli intermediari? Quali sono gli strumenti essenziali per passare dai grandi centri commerciali a una “Piccola Distribuzione Organizzata”, e quali semplici passi muovere per organizzare nella propria città una fiera del consumo critico e sostenibile? Come formarsi e informarsi e soprattutto come “mettere in rete” queste iniziative, con l'obiettivo di costituire sul proprio territorio un vero e proprio “Distretto di economia solidale”? Uno sguardo concreto sull'economia delle relazioni in Italia.

Il Tavolo per la Rete italiana di economia solidale promuove lo sviluppo dei Des, Distretti di economia solidale, per favorire nascita e sviluppo di esperienze d'economia solidale.
Il libro raccoglie i contributi di 35 autori, rappresentativi del movimento italiano e globale.

7 feb 2011

Mandillo dei semi 2011

Visite ai Produttori di Cortocircuito flegreo

Anche nel 2011 Continuano le visite programmate
Ascolta con webReader
“Stringete la mano che vi nutre”
Continuano le visite programmate ai produttori di Corto Circuito flegreo.

Dal mese di Gennaio 2011 continuano le visite programmate. Le visite avranno carattere conviviale, informale e saranno improntate alla modalità dello scambio, della conoscenza e del consolidamento delle relazioni. Si potrà ,quindi, collaborare, scoprire, degustare, informarsi, giocare, divertirsi.
Invitiamo gli amici di CortoCircuito ad unirsi alle visite.



prossima Visita il 13 Febbraio a BAGNOLI presso L’azienda agricola Balestrieri Polverino (Peppino) località Monte Santangelo ;
Partenza ore 9 in punto da Pozzuoli Metropolitana

Poi il 13 Marzo a MARANO DI NAPOLI presso gli autoproduttori Melania e Piero Napolano – Associazione culturale TerraeNotae ;

4 feb 2011

ACQUA BENE COMUNE . INIZIA LA CAMPAGNA REFERENDARIA

SABATO 5 febbraio MAGNAFORUM all’ARTGARAGE di Pozzuoli - viale Bognar. Ore 21
Vedremo il film" Il pianeta verde" di Coline Serreau.
Ascolteremo un po’ di musica del maestro Vincenzo Aulitto.
Qualche assaggio a fantasia di Antonella e il vino di Don Nicola.
L’ingresso è a sottoscrizione per raccogliere fondi per la campagna che accompagna il referendum per abolire la privatizzazione dell’acqua e il PROFITTO dalle tariffe.
...Accadueò: un legame irriproducibile tra 2 atomi d’idrogeno e uno di ossigeno. Siamo fatti per lo piu’ d’acqua, aria e terra ne sono pieni. La vita stessa nasce nell’acqua. Se l’acqua, bene comune, diventa merce, possiamo essere comprati a peso.
La lotta contro la privatizzazione dell’acqua e per riaffermare la gratuità dei beni comuni, è la madre di tutte le battaglie e si sta svolgendo in tutto il mondo. Le guerre oggi si combattono per l’acqua. “Come si può comprare o vendere il cielo o il colore della terra! E’ un’idea strana:la freschezza dell’aria o il brio dell’acqua non ci appartengono, perciò come potete comprarli!” Cosi’ rispondeva il capo degli indiani americani di Seattle al governo degli USA che voleva comprare una vasta area del loro territorio.
La terra se la sono presa, le quote d’aria si commerciano meglio del grano, l’acqua la stanno privatizzando in tutto il mondo….è ora e ce movere!
Per informazioni sui quesiti referendari:
http://www.acquabenecomune.org/

2 feb 2011

LA LIBERTA' DI CONSUMARE E IL SUO LIMITE

LA LIBERTÀ DI CONSUMARE E IL SUO LIMITE
Editoriale di Altreconomia febbraio 2011


Secondo Confcommercio, nel biennio 2008-2009 i consumi delle famiglie italiane hanno registrato una contrazione media annua del 2,1%, compiendo un “pauroso salto indietro” fino ai livelli del 1999. Dovremmo rallegrarcene?
Quanto eravamo diversi nel 1999! E quante cose sono accadute! Eppure sin da allora abbiamo sempre affermato: non sono i consumi che misurano il benessere degli individui.
Il loro aumento non si traduce linearmente in un aumento della felicità. Anzi, già allora -Francesco Gesualdi l’ha detto meglio di tutti- sapevamo bene che l’iperproduzione e il conseguente iperconsumo arricchiscono pochi soggetti, lasciando dietro di sé devastazione ambientale, sociale, personale.
In questi anni si è parlato molto di nuovi indicatori di benessere alternativi al Prodotto interno lordo. Sono necessari e non lo mettiamo in dubbio.
Noi infatti abbiamo sempre preferito contrapporre al sistema quella che abbiamo definito “l’economia della sazietà”: meno consumi, più benessere, giustizia, sostenibilità.
Fin qui è tutto chiaro, ma sarebbe ipocrita pensare che, con questo sistema economico e a queste condizioni, la riduzione dei consumi sia un fatto da salutare con entusiasmo. Che ci piaccia o no, oggi meno consumi vuol dire meno soldi e quindi meno lavoro. Ovvero meno certezze, più precarietà.
Questo è il grande ricatto del sistema. Questo è il motivo per cui la costruzione di un’altreconomia è necessaria e urgente.
E sta crescendo, nelle centinaia di gruppi d’acquisto solidali, nel commercio equo, nella filiera corta, nella finanza etica.
A questa riflessione vorremmo però aggiungerne un’altra.
Ovvero: nel dibattito sul benessere non si può escludere il tema della libertà. E dei suoi limiti.
Esistono senz’altro molte attività di consumo che ci portano benessere, e ci sentiremmo privati di una libertà se qualcuno ci vietasse, ad esempio, di prendere un volo low cost. Eppure la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri, e non possiamo approfittarne solo perché l’attuale sistema politico economico ci mette nelle condizioni di farlo (e a volte ci obbliga pure), grazie alla finanza predatoria o al neoimperialismo commerciale.
Non ho il diritto di consumare, sprecare e inquinare quanto voglio, solo perché posso permettermelo. Che ci piaccia o no, farlo significa ledere i diritti di qualcun altro: oggi -nel Sud del mondo e in quel Sud che ci sta accanto e che chiamiamo “migranti” e “giovani precari”- e in futuro, quando consegneremo ai nostri figli un pianeta depredato. Questa è una libertà illusoria, imposta da un sistema che in realtà ci rende schiavi.
La libertà prevede un limite, un vincolo -come quando si cammina mano nella mano con la persona amata-, che tuttavia non diminuisce il mio benessere, semmai lo aumenta.
Questa è la vera responsabilità cui siamo chiamati tutti noi e sono chiamate istituzioni e soprattutto imprese. Ecco la vera “responsabilità sociale d’impresa”. Il resto sono solo chiacchiere.