Finalmente. È il gennaio 2011 e l’Italia sembra pronta a redimersi dallo shopper di plastica. È una piccola rivoluzione il divieto della produzione e commercializzazione dei cosiddetti “sacchetti da asporto finale” (negozio-casa): il simbolo di tutti gli usa e getta, universalmente presente, dalle Alpi alle Piramidi, dall’Himalaya all’Oceano Pacifico, dove ha contribuito a formare una “isola di spazzatura” -il Pacific Trash Vortex- che si estenderebbe per quasi 10 milioni di chilometri quadrati.
Derivati dal petrolio e dunque “fossili”, da quarant’anni circa gli shopper circolano nel mondo in numeri sempre più stellari: ultimamente, circa 20 miliardi di esemplari all’anno solo in Italia (fra i consumatori europei più voraci), 100 miliardi in Europa, e (secondo stime a partire da dati dell’Agenzia di protezione ambientale Usa, Epa) da 500 a 1.000 miliardi nel mondo.
L’addio italiano nasce da un dispositivo della legge finanziaria del 2007, che a sua volta ottemperava a una direttiva comunitaria del dicembre 1994 (la 94/62/Ce). Il divieto di produzione e commercializzazione di shopper non biodegradabili dal primo gennaio 2011 è accompagnato dalla concessione di qualche mese a supermercati e negozi per smaltire le scorte.
L’abolizione dei sacchetti di plastica era stata richiesta anche dal direttore del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (Unep), e non a caso: per l’uso di qualche minuto, i sacchetti rimangono nell’ambiente da un minimo di 15 a un massimo di mille anni. Con notevoli effetti collaterali quando si disperdono: dall’uccisione di centinaia di migliaia di uccelli e altri animali marini a disastrosi allagamenti -in Bangladesh- dovuti all’intasamento degli scarichi.
Quanto al clima, l’Agenzia per l’ambiente del governo australiano ha calcolato le emissioni climalteranti provocate dalla produzione e distribuzione dei sacchetti di polietilene ad alta densità: più di 2 chili di CO2 per ogni chilo di sacchetti di plastica, per produrre il quale serve quasi un chilo di petrolio (900 grammi). Solo in Italia, la produzione di 300mila tonnellate di shopper ricavate dal petrolio comporta, secondo Legambiente, l’emissione di 200mila tonnellate di CO2.
Detto questo, il problema vero oggi è che queste “impresentabili appendici” di ogni acquisto rischiano di non sparire davvero dalla penisola. E che le alternative proposte non si dimostrano, a un’analisi puntuale, davvero “ecologiche”.
La confindustriale Unionplast (Federazione nazionale fra le industrie della gomma, cavi elettrici e affini e delle industrie trasformatrici di materie plastiche ed affini), ad esempio, chiede al Paese di tornare sui suoi passi, e lancia l’allarme occupazione per il comparto (fatturato medio di 800 milioni l’euro e 4mila dipendenti, ma non specifica quanti sono dedicati alla produzione di shopper). Il 5 novembre scorso Unionplast ha addirittura presentato un ricorso al Tar contro la delibera del Comune di Torino che, in anticipo, aveva messo al bando gli shopper non biodegradabili in tutta la città (bando che non è affatto rispettato...). E non si fermerà. Sostiene Unionplast che la direttiva europea 94/62 “packaging waste, che disciplina la gestione degli imballaggi e rifiuti da imballaggio, non vieta affatto i sacchetti non biodegradabili. Basta che in compenso essi abbiano uno di questi alti tre requisiti: riutizzabilità, recuperabilità, riciclabilità”. E, spiega trionfante Unionplast, a differenza del sacchetto di “bioplastica” da materie vegetali, che è solo biodegradabile, gli shopper di polietilene non biodegradabili presentano tutte le altre caratteristiche: si possono usare più volte, possono essere “recuperati” negli inceneritori, possono essere riciclabili. Questa difesa è tirata per i capelli, eppure Unionplast si dice sicura di vincere il ricorso contro Torino, e a livello nazionale suggerisce al governo di proporre piuttosto una campagna per stimolare i cittadini a riutilizzare più volte lo stesso shopper.
In ogni caso, il bando italiano riguarda solo i sacchetti “a canottiera”, cioè con i manici, e tra questi solo quelli destinati all’alimentare. Dovrebbero rimanere in circolazione non solo i sacchetti senza manici per ortofrutta (vedi box a p. 22) ma anche gli inutili e diffusi sacchetti da farmacia, cartoleria, tabaccheria. Nelle catene non alimentari, cioè, non cambierà nulla, se non a livello volontario. La finanziaria del 2007, a cui si riferisce l’attuale “bando”, prevede la sostituzione dei sacchetti di plastica con i cosiddetti eco-shopper in carta o “bioplastica” ricavata da mais e da altre materie vegetali, insomma polimeri biodegradabili e compostabili, certificato secondo lo standard europeo En 13432. Non è la soluzione ottimale: sono altri usa e getta, ma coltivati. Con scarsi vantaggi nel bilancio culturale e ambientale.
I sacchetti biodegradabili di amido di mais (Mater-Bi), di patate o girasole nascono da risorse di origine agricola. Secondo le dichiarazioni di Novamont, una delle aziende produttrici di bioplastiche, “basterebbero” 70mila ettari di terreno a mais e 600mila ettari a colture oleaginose per coprire l’intero fabbisogno italiano di plastiche flessibili per il packaging, pari a circa 1,5-2 milioni di tonnellate. Per parlare solo degli shopper da asporto finale, secondo calcoli di Legambiente per produrne 10 miliardi occorrerebbe 30mila ettari coltivati a mais. Occupare queste estensioni per farne shopper monouso (al più riusabili una volta per i rifiuti organici) significherà un grande impiego di acqua, pesticidi, fertilizzanti di sintesi, che inquinano le falde e comportano l’emissione di gas serra.
Inoltre, l’Italia già importa il 35% del mais consumato (anche se è la coltivazione agricola più diffusa in Italia). E sta aumentando la richiesta di mais per farne agrocarburanti.
Non è ancora stato calcolato, invece, quanta pasta di legno sarebbe necessaria per ricavare industrialmente miliardi di sacchetti di carta? Quanto alla bioplastica, uno studio condotto all’University of Pittsburgh, combinando analisi del ciclo di vita del prodotto e valutazioni legate ad aspetti di progettazione sostenibile, mette in dubbio la superiorità ambientale dei biopolimeri sulle plastiche tradizionali nelle fasi di produzione. Spiega Silvia Ricci, coordinatrice della campagna “Porta la sporta” (vedi box a fianco) promossa dall’associazione dei Comuni virtuosi: “Lavoriamo per la riduzione del monouso di qualunque materiale, che va disincentivato in modo da farlo diventare soluzione di emergenza e non ordinaria. L’esperienza che ha portato i risultati migliori è quella dell’Irlanda, dove una tassa sullo shopper di 22 centesimi di euro, introdotta nel 2007, ha determinato una riduzione del 90% nel consumo”.
Una risposta da cittadini, per aiutare e coinvolgere il “sistema Paese”, è far valere anche nel trasporto degli acquisti la regola delle 4R: rifiuta (l’usa e getta), riduci, riusa, ricicla. Possiamo contare su borse di tela per tutte le occasioni, da tenere a portata di mano ovunque. Per medie o grandi spese le possibilità sono diverse: borse agganciabili al carrello, trolley per la spesa, per sole bottiglie. Quanto alla piccole buste “da merceria”, si tratta semplicemente di rifiutarle. Evitando di alimentare l’usa e getta ogni famiglia italiana risparmierebbe, fra l’altro, l’emissione di 8 chili di gas serra all’anno, e le famiglie italiane sono 22 milioni...
Cotone elastico per la frutta
Nessun divieto all’orizzonte per i sacchetti senza manici, quelli che nei supermercati e nei mercati vengono messi a disposizione di chi acquista l’ortofrutta. Sono sacchetti da asporto intermedi: al mercato è facile farne a meno, chiedendo di pesare i diversi acquisti per poi metterli in una stessa borsa. Ma è difficile evitare l’usa e getta al reparto ortofrutta dei supermercati senza un “coinvolgimento” delle direzioni dei gruppi. Che potrebbero far propria la soluzione, italiana, studiata da Frà Production. L’azienda della provincia di Asti, specializzata nelle reti elastiche e non elastiche per il settore alimentare e medicale, centodieci dipendenti fissi, ha progettato e realizzato una resistente borsa per la spesa in cotone e a rete, denominata Ecottonbag. “È il futuro degli imballaggi, prenderà il posto dei sacchetti trasparenti da pesare -spiega l’amministratore delegato Mauro Mazza-: basta annodare i due capi e applicare l’etichetta”. La grande distribuzione potrebbe, in effetti, dotarsi di bilance con la tara predisposta all’utilizzo del retino, ben evidenziata da una cartellonistica efficace, dedicata ai clienti che vogliono servirsi dei retini riutilizzabili. Acquistati la prima volta a prezzo modico e riportati le volte successive.
La Cooperativa Alta Valsugana, con il coordinamento della Rete trentina di educazione ambientale per lo sviluppo sostenibile, è stata la prima a promuovere la retina lo scorso novembre, con ottimi risultati di gradimento. Info: www.ecottonbag.it, 0141-97.99.11
4 idee sulla sporta
“Porta la sporta” (www.portalasporta.it) offre consulenza gratuita a cittadini, amministratori, aziende, commercianti e loro associazioni, ambientalisti e movimenti spontanei. Per il 2011 ha lanciato nuove iniziative: 1) “Sfida all’ultima sporta”, rivolta a Comuni, Province e Regioni è una gara di riduzione degli shopper monouso a cui partecipano la popolazione, le scuole, gli esercizi: il montepremi in palio è destinato alla scuola del comune vincente; 2) “Mettile in rete!” si rivolge a cittadini, enti locali, commercianti e grande distribuzione come proposta concreta di riduzione degli imballaggi intermedi -di plastica o di carta- quando si acquista l’ortofrutta. È in corso anche la raccolta di firme “Mettila in rete in tutti i supermercati”.
3) “Il monouso di qualunque materiale? Solo a richiesta e solo a pagamento” punta a fare leva sul portafogli per disincentivare lo shopper monouso (anche di carta o mater-Bi). Missione e sfida: far accettare ai negozi e all’opinione pubblica l’adozione della sporta riutilizzabile, la migliore scelta in assoluto per l’ambiente.
4) “Costruirsi una sporta con stoffe riciclate!”: laboratori e -sul sito-cartamodelli per confezionare borse riciclando tessuti.
31 gen 2011
24 gen 2011
per i gassisti di CortoCircuito flegreo
per chi volesse, è possibile prenotare e acquistare farina integrale di grano autoctono " carussedda del Cilento" di un nostro produttore Angelo avagliano www.tempadelfico.com a 2 euro al Kg.
prenotatela attraverso il gas flegreo gasflegreo@yahoogroups.com o scivendo a cortocircuito flegreo.
ciao a tutti
prenotatela attraverso il gas flegreo gasflegreo@yahoogroups.com o scivendo a cortocircuito flegreo.
ciao a tutti
ancora da jerry
la visita da jerry è saltata per maltempo, la recuperiamo domenica se il tempo tiene.
Appuntamento sempre alle 10.00 alla metropolitana di Pozzuoli. ( io non potrò esserci ma conto su di voi)
Appuntamento sempre alle 10.00 alla metropolitana di Pozzuoli. ( io non potrò esserci ma conto su di voi)
19 gen 2011
ci vediamo domenica da Jerry
Anche nel 2011 Continuano le visite programmate
“Stringete la mano che vi nutre”
Continuano le visite programmate ai produttori di Corto Circuito flegreo.
Dal mese di Gennaio 2011 continuano le visite programmate. Le visite avranno carattere conviviale, informale e saranno improntate alla modalità dello scambio, della conoscenza e del consolidamento delle relazioni. Si potrà ,quindi, collaborare, scoprire, degustare, informarsi, giocare, divertirsi.
Invitiamo gli amici di CortoCircuito ad unirsi alle visite.
La 1à Visita dell’anno il 23 Gennaio a POZZUOLI presso l’autoproduttore Gerardo Di Francia detto Jerry Solfatara in località CIGLIANO
Partenza ore 10.00 in punto - Pozzuoli Metropolitana
La 2à Visita il 13 Febbraio a BAGNOLI presso L’azienda agricola Balestrieri Polverino (Peppino) località Monte Santangelo ;
Partenza ore 10.00 in punto da Pozzuoli Metropolitana
La 3à Visita il 13 Marzo a MARANO DI NAPOLI presso gli autoproduttori Melania e Piero Napolano – Associazione culturale TerraeNotae ;
Promuovono le visite :
Gruppo di Acquisto Solidale Flegreo “Terra di fuoco”, Giardino dell’Orco,
Altromodo Flegreo Laboratorio per la Cittadinanza attiva
info: cortocircuitoflegreo@gmail.com;
0818040302 /0818543238/ 3382232871
“Stringete la mano che vi nutre”
Continuano le visite programmate ai produttori di Corto Circuito flegreo.
Dal mese di Gennaio 2011 continuano le visite programmate. Le visite avranno carattere conviviale, informale e saranno improntate alla modalità dello scambio, della conoscenza e del consolidamento delle relazioni. Si potrà ,quindi, collaborare, scoprire, degustare, informarsi, giocare, divertirsi.
Invitiamo gli amici di CortoCircuito ad unirsi alle visite.
La 1à Visita dell’anno il 23 Gennaio a POZZUOLI presso l’autoproduttore Gerardo Di Francia detto Jerry Solfatara in località CIGLIANO
Partenza ore 10.00 in punto - Pozzuoli Metropolitana
La 2à Visita il 13 Febbraio a BAGNOLI presso L’azienda agricola Balestrieri Polverino (Peppino) località Monte Santangelo ;
Partenza ore 10.00 in punto da Pozzuoli Metropolitana
La 3à Visita il 13 Marzo a MARANO DI NAPOLI presso gli autoproduttori Melania e Piero Napolano – Associazione culturale TerraeNotae ;
Promuovono le visite :
Gruppo di Acquisto Solidale Flegreo “Terra di fuoco”, Giardino dell’Orco,
Altromodo Flegreo Laboratorio per la Cittadinanza attiva
info: cortocircuitoflegreo@gmail.com;
0818040302 /0818543238/ 3382232871
17 gen 2011
MANGIA COME PARLI
Mangia come Parli: Sezione Speciale di Fa' la cosa giusta! 2011
Terre di mezzo Eventi e Insieme nelle Terre di mezzo Onlus organizzano l'ottava edizione nazionale di Fa' la cosa giusta!, che si terrà a Milano dal 25 al 27 marzo 2011, presso i padiglioni 2 e 4 di fieramilanocity, nello storico quartiere fieristico della città.
Fa' la cosa giusta! fin dalla prima edizione del 2004 ha scelto di porre al centro delle sue riflessioni l'agricoltura e l'alimentazione, due temi che saranno centrali durante l'Expo 2015, il cui claim è "Nutrire il pianeta, energia per la vita". Due temi strategici, strettamente collegati, ma di non facile analisi per la complessa interazione tra globalizzazione, commercio e finanza internazionale, cambiamenti climatici, esaurimento delle risorse e crescita della popolazione mondiale.
Siamo infatti convinti, come sosteneva Wandell Barry, che "il mangiare è un atto agricolo" e che "il modo in cui mangiamo determina [...] la maniera in cui viene usato il mondo". Nulla come il "nutrirsi" sintetizza le relazioni positive e negative tra dinamiche globali e azioni locali, nella produzione come nel consumo. Per questo abbiamo scelto "Mangia come parli", come sezione speciale dell'edizione 2011, "cuore" attorno a cui si articolerà tutta la prossima Fa' la cosa giusta!
Mangia come parli, con più di 130 espositori e decine di incontri, degustazioni e laboratori, è già oggi uno dei più importanti eventi in Italia dedicati al tema dell'alimentazione sostenibile: una grande "tavola imbandita" dove si siederanno produttori di agricoltura biologica, biodinamica, a "km zero" e del commercio equo e solidale; Gruppi d'Acquisto Solidale; presidi Slowfood; fattorie sociali e didattiche; consorzi di prodotti tipici; media e blogger di settore; ONG, community di cuochi e gourmet, istituzioni nazionali e locali con politiche di educazione alimentare e promozione dell'agricoltura e di una alimentazione sana.
Si tratta di un coeso network relazionale impegnato quotidianamente nel garantire, in Italia e nel mondo, il diritto di ciascuno a un'alimentazione genuina e sufficiente ("sicurezza alimentare"), prodotta in base alla cultura locale e alle libere scelte della popolazione ("sovranità alimentare") e nel rispetto dell'ambiente e della dignità del lavoro.
A "Mangia come parli", l'attenzione sarà posta sulla qualità dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole, sulla valorizzazione dei prodotti tipici dei mille territori italiani, sulla riduzione degli sprechi derivanti dal packaging, sulle distorsioni dell'attuale filiera distributiva, sulle mense scolastiche a filiera corta, ecc. In sintesi, sulla importanza dell'agricoltura sostenibile per lo sviluppo economico del nostro paese. Inoltre i produttori potranno presentare i propri prodotti, servizi e progetti a 70.000 visitatori, disponibili, anche in tempi di crisi, a spendere fino al 15% in più per alimenti che garantiscano gusto e genuinità insieme al rispetto dell'ambiente e delle tradizioni.
A testimoniarlo sono tutte le più recenti ricerche di mercato, che evidenziano come esista una crescente consapevolezza nei consumatori nella scelta di prodotti biologici, stagionali, legati al territorio, in quanto: garanzia di genuinità e sicurezza alimentare, più rispettosi dell'ambiente nel loro ciclo di vita, testimonianza delle storie e tradizioni della nostra terra.
Infine, una particolare attenzione sarà dedicato ai momenti BtoB: "Mangia come parli" sarà l'occasione per chi produce eccellenza e sostenibilità di stringere rapporti economici duraturi - perché fondate su fiducia reciproca e valori condivisi - non solo con i gruppi d'acquisto, ma anche con albergatori, ristoratori, imprese e realtà della piccola distribuzione, sempre più attenti alle potenzialità di innovazione e crescita di questo mondo. Basti citare che i prodotti biologici, nel 2009, hanno registrato un aumento, in termini monetari, del 7,4% (fonte: Ismea/Nielsen)
Terre di mezzo Eventi e Insieme nelle Terre di mezzo Onlus organizzano l'ottava edizione nazionale di Fa' la cosa giusta!, che si terrà a Milano dal 25 al 27 marzo 2011, presso i padiglioni 2 e 4 di fieramilanocity, nello storico quartiere fieristico della città.
Fa' la cosa giusta! fin dalla prima edizione del 2004 ha scelto di porre al centro delle sue riflessioni l'agricoltura e l'alimentazione, due temi che saranno centrali durante l'Expo 2015, il cui claim è "Nutrire il pianeta, energia per la vita". Due temi strategici, strettamente collegati, ma di non facile analisi per la complessa interazione tra globalizzazione, commercio e finanza internazionale, cambiamenti climatici, esaurimento delle risorse e crescita della popolazione mondiale.
Siamo infatti convinti, come sosteneva Wandell Barry, che "il mangiare è un atto agricolo" e che "il modo in cui mangiamo determina [...] la maniera in cui viene usato il mondo". Nulla come il "nutrirsi" sintetizza le relazioni positive e negative tra dinamiche globali e azioni locali, nella produzione come nel consumo. Per questo abbiamo scelto "Mangia come parli", come sezione speciale dell'edizione 2011, "cuore" attorno a cui si articolerà tutta la prossima Fa' la cosa giusta!
Mangia come parli, con più di 130 espositori e decine di incontri, degustazioni e laboratori, è già oggi uno dei più importanti eventi in Italia dedicati al tema dell'alimentazione sostenibile: una grande "tavola imbandita" dove si siederanno produttori di agricoltura biologica, biodinamica, a "km zero" e del commercio equo e solidale; Gruppi d'Acquisto Solidale; presidi Slowfood; fattorie sociali e didattiche; consorzi di prodotti tipici; media e blogger di settore; ONG, community di cuochi e gourmet, istituzioni nazionali e locali con politiche di educazione alimentare e promozione dell'agricoltura e di una alimentazione sana.
Si tratta di un coeso network relazionale impegnato quotidianamente nel garantire, in Italia e nel mondo, il diritto di ciascuno a un'alimentazione genuina e sufficiente ("sicurezza alimentare"), prodotta in base alla cultura locale e alle libere scelte della popolazione ("sovranità alimentare") e nel rispetto dell'ambiente e della dignità del lavoro.
A "Mangia come parli", l'attenzione sarà posta sulla qualità dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole, sulla valorizzazione dei prodotti tipici dei mille territori italiani, sulla riduzione degli sprechi derivanti dal packaging, sulle distorsioni dell'attuale filiera distributiva, sulle mense scolastiche a filiera corta, ecc. In sintesi, sulla importanza dell'agricoltura sostenibile per lo sviluppo economico del nostro paese. Inoltre i produttori potranno presentare i propri prodotti, servizi e progetti a 70.000 visitatori, disponibili, anche in tempi di crisi, a spendere fino al 15% in più per alimenti che garantiscano gusto e genuinità insieme al rispetto dell'ambiente e delle tradizioni.
A testimoniarlo sono tutte le più recenti ricerche di mercato, che evidenziano come esista una crescente consapevolezza nei consumatori nella scelta di prodotti biologici, stagionali, legati al territorio, in quanto: garanzia di genuinità e sicurezza alimentare, più rispettosi dell'ambiente nel loro ciclo di vita, testimonianza delle storie e tradizioni della nostra terra.
Infine, una particolare attenzione sarà dedicato ai momenti BtoB: "Mangia come parli" sarà l'occasione per chi produce eccellenza e sostenibilità di stringere rapporti economici duraturi - perché fondate su fiducia reciproca e valori condivisi - non solo con i gruppi d'acquisto, ma anche con albergatori, ristoratori, imprese e realtà della piccola distribuzione, sempre più attenti alle potenzialità di innovazione e crescita di questo mondo. Basti citare che i prodotti biologici, nel 2009, hanno registrato un aumento, in termini monetari, del 7,4% (fonte: Ismea/Nielsen)
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